La Parabola della Cattedrale

Un tempo in una collina vennero trovate delle sacre reliquie di due grandi Santi. Una città lì vicina, che negli anni era diventata un grosso centro, aveva a cuore il reperto, tanto che in quel luogo decise di edificare un Santuario. L’Arcivescovo locale si prese l’onere di quest’opera e mise su l’impresa per l’edificazione. In capo a qualche tempo l’edificio era compiuto. Semplice, austero ma bello. La piccola basilica divenne ben presto il simbolo della città, e tutti ne erano orgogliosi, e grandi folle da tutte le parti si recavano in pellegrinaggio per rendere omaggio alle Sacre Reliquie.

Col passare degli anni il Santuario mantenne intatto il proprio splendore, ma non fu altrettanto per l’Arcivescovo, il quale come ogni mortale, accusava l’avanzare dell’età. Passarono gli anni e anche per lui fu il momento di passare a miglior vita. Grande lutto per tutta la regione, venne organizzato un gran funerale con un maestoso corteo che terminava proprio al suo amato Santuario dove il cadavere venne deposto e sotterrato, in una cappelletta laterale.

Fu trovato un nuovo Arcivescovo che decise di rinnovare l’edificio secondo nuovi gusti, per dare maggior magnificenza e gloria al luogo sacro. Furono chiamati i migliori marmisti, scalpellini, pittori,

mastri vetrai per creare delle imponenti facciate barocche da appoggiare all’ormai obsoleta struttura romanica. Il risultato fu stupefacente. Niente di più bello fu visto in quei luoghi per parecchio tempo, e tutti andavano ad ammirare i colonnati, le loggette, i capitelli e gli intarsi. Ormai nessuno entrava nella vecchia e spoglia cripta con le reliquie, ormai cadute nel dimenticatoio.

Passarano altri anni, ormai quello che prima era un’importante meta di pellegrinaggio era diventato un semplice monumento da visitare per l’arte e la bellezze delle opere contenuto. L’Arcivescovo iniziò così a pensare ad altri lavori da compiere all’interno della Cripta per poter richiamare nuovamente i fedeli all’adorazione delle spoglie dei Santi, convinto di riportare il Santuario all’antica importanza perduta.

Purtroppo non fece bene i conti. L’originale struttura lignea ormai logorata dagli anni, dall’umidità e dal peso del marmo che la soffocava stava cedendo e nessuno se ne accorgeva. E anche se qualcuno se n’era accorto e iniziava a preoccuparsi, nessuno era in grado di togliere tutto quel marmo per ristrutturare e sostituire le travi, per poi ricollocare le facciate.

L’Arcivescovo, deciso nei suoi intenti continuò il proprio progetto per la Cripta e così i lavoro iniziarono. Ma le travi ormai esauste non ressero al nuovo carico e cedette del tutto. Il Santuario crollò sopra operai, curiosi, fedeli e ‘Arcivescovo. Purtroppo anche sopra le reliquie che andarono perdute, sommerse da tutte quelle macerie. La tragedia suscitò grande scalpore, ma ben presto venne dimenticata. Rimasero in piedi solo tratti delle magnifiche facciate di marmo con i suoi pesanti stucchi e guglie.

Ancora adesso qualche pellegrino lì di passaggio può scorgere le rovine del Santuario. Ma nessuno ricorda più perchè sono lì.

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